Dal Gazzettino del 4 maggio 2004

 IL CASO Stefano Lallo, allenatore dell'Alpes Cesio, solleva la coperta di un malessere che da sempre accompagna il calcio femminile, ritenuto di classe inferiore

«L'arroganza degli arbitri contro le calciatrici»

«Urlava in faccia alla ragazza, a pochi centimetri dal suo naso. Se lo avesse fatto con un maschio avrebbe rischiato di prenderle»

In campo con i maschietti non alzano tanto la cresta. Si limitano ad applicare regole e regolamenti, attenti a non irritare i giocatori. Ma quando in campo ci sono le ragazze, allora scatta la mascolina "superiorità" che vuole l'uomo padre e padrone del calcio, relegando l'altro sesso nel girone dei surrogati. A denunciare una situazione non più tollerabile è stato Stefano Lallo , allenatore dell'Alpes Cesio. Ma la sua denuncia non resta isolata, perché altri, rotto l'argine, sposano le sue parole. «Gli arbitri hanno atteggiamenti di superiorità con le ragazze - dice Lallo -, di scarso rispetto. Tutto questo mi dà fastidio».

«Gli ultimi episodi - aggiunge Sandra Curti, capitano dell'Alpes Cesio - evidenziano ancora una volta la nostra presunta inferiorità».

«Poco rispetto per le donne che giocano a calcio»
La denuncia di Stefano Lallo, allenatore dell'Alpes Cesio: «Gli arbitri hanno atteggiamenti di superiorità con le ragazze»
 
«Gli arbitri dovrebbero rispettare di più le calciatrici quando sono chiamati a dirigere incontri femminili». Il richiamo arriva dal tecnico dell'Alpes Cesio Stefano Lallo , stanco di incontrare direttori di gara che prendono, secondo lui, un po' troppo alla leggera le partite. A far traboccare il vaso è stata l'espulsione e la squalifica per una giornata, presa nell'incontro contro la Dynamo Vellai e scontata domenica contro il Cadore.
«Sulla giornata di squalifica non discuto - spiega Lallo - l'arbitro si era messo a gridare in faccia a una mia giocatrice, che aveva fatto un fallo. Sbraitava a pochi centimetri dal suo naso. Io non ho fatto altro che dirgli di avere maggiore rispetto, ammonire la ragazza per il fallo se era da ammonire e basta. In una partita maschile non si sarebbe certamente comportato così, perché avrebbe rischiato di prenderle. Non è un caso isolato, spesso gli arbitri hanno un atteggiamento di superiorità, di leggerezza quando vengono a dirigere incontri di calcio femminile. Sono atteggiamenti di scarso rispetto che sinceramente mi danno fastidio».

Al termine della partita con la Dynamo l'arbitro ha inflitto due giornate di squalifica anche al portiere Giozzet. «Aveva chiesto lumi su una ammonizione con molta tranquillità - ha spiegato Lallo - abbiamo presentato ricorso ma è stato respinto».

E Lallo non è l'unico ad aver notato questo tipo di comportamento, queste differenze di trattamento tra i calciatori e le calciatrici. Le impressioni e i fastidi del tecnico dell'Alpes Cesio vengono confermati dal collega della Dynamo Vellai, Antonio Cortellazzi. «Non entro in merito sull'episodio specifico - commenta - ma succede di incontrare direttori di gara che prendono il calcio femminile sottogamba. Arbitri che non fischiano i falli, perché essendo ragazze secondo loro non sanno giocare a calcio e quindi sono ovviamente fallose. I bellunesi comunque sono ancora i più seri ed equilibrati, dalle altre parti incontriamo persone che non nascondono di arbitrare controvoglia le ragazze».

Emanuela Bolzan


LE GIOCATRICI Le ragazze si sentono discriminate rispetto ai colleghi maschi: «Vogliono evidenziare una nostra presunta inferiorità»

L'accusa: «Arbitri troppo arroganti»

Diverse atlete confermano l'atteggiamento aggressivo di alcuni direttori di gara. Anche se altri sono «indifferenti»

Spesso li definiscono arbitri «protagonisti». Direttori di gioco che esagerano magari nelle proprie decisioni oppure si pongono di fronte ai giocatori in atteggiamento supponente, a volte arrogante. Il nervosismo che si respira a volte in campo permette situazioni non certo facili da gestire.

Questa volta però la denuncia di un arbitraggio non troppo rispettoso arriva dai campi di calcio solcati dalla compagine femminile dell'Alpes Cesio Pez, che partecipa al campionato di serie D femminile. Nelle ultime due domeniche la squadra cesiolina sarebbe stata vittima, a detta delle stesse giocatrici e dell'allenatore Stefano Lallo , di arbitraggi non certo all'altezza di un campionato femminile. L'allenatore espulso nel campo di Vellai e poi squalificato per due settimane, per aver soltanto difeso una delle sue giocatrici da un violento richiamo dell'arbitro, e un portiere prima ammonito, e poi squalificato per una settimana, con la motivazione di essersi avvicinato all'arbitro a fine partita, con fare minaccioso.

Motivazioni che al capitano della squadra, Sandra Curti, sono sembrate soltanto dei pretesti: «Non stiamo recriminando per il risultato finale della partita - specifica la ragazza, in campo dal 1995 - bensì per l'atteggiamento che spesso riscontriamo da parte degli arbitri nei nostri confronti. Gli ultimi episodi evidenziano ancora una volta la nostra presunta inferiorità. In un campionato maschile non vedremo mai un arbitro rivolgersi con tanta cattiveria a un giocatore». L'episodio a cui si riferisce il capitano dell'Alpes Cesio è accaduto due domeniche fa, ai danni di Gessica Vettoretti, 15 anni, tra le partecipanti all'ultimo Trofeo delle Regioni, colpevole di aver provocato un fallo. Secondo la testimonianza di alcune giocatrici dell'Alpes, l'arbitro si sarebbe rivolto alla ragazza con eccessiva cattiveria, espellendo poi l'allenatore Lallo , che dalla panchina aveva richiesto soltanto più moderazione nei toni del direttore di gioco.

«Da una parte troppa arroganza - dice Sibilla Corsini, attaccante dell'Alpes - dall'altra troppa indifferenza. Basti pensare all'arbitro di domenica scorsa, nella partita contro il Cadore, che ha lasciato correre un po' troppo di fronte a interventi piuttosto duri, rovinando alla fine l'andamento della partita». «Altre volte in passato - continua Sandra Curti - mi è capitato di assistere ad arbitri arroganti nei nostri confronti, forse perché sanno che non possiamo difenderci».

Andrea Dassie


«Ma il regolamento è sempre lo stesso»

Nessuna discriminazione: lo spirito dev'essere lo stesso. Claudio Rizzuni, responsabile della sezione di Belluno dell'Aia (Associazione italiana arbitri ), interviene sull'atteggiamento che i direttori di gioco dovrebbero tenere nelle partite di calcio femminile. «Ogni arbitro deve dare il massimo in campo - spiega Rizzuni - che si tratti di una partita di calcio maschile o di calcio femminile. Innanzitutto il rispetto: non credo possa esistere alcuna discriminazione nei confronti delle calciatrici. Se poi si scende in campo credendo di fare una passeggiata, e non certo di giocare a calcio, allora non avrebbe nemmeno senso chiamarlo "calcio femminile". Il regolamento è sempre quello: non esistono diversità».

LA TESTIMONIANZA

Eleonora: «Con la giacchetta nera peggio con i tifosi che con i giocatori»

Il binomio donna-calcio, nel nostro paese, deve ancora esser pienamente accettato e assorbito. Quando ho iniziato ad arbitrare avevo 15 anni e ho diretto fino al 2002 solo partite di categorie maschili, tranne qualche amichevole tra società femminili. In rare occasioni ho avuto problemi con i giocatori. Ciò che differenzia i due sessi nel calcio, secondo me, si manifesta solo nel momento in cui scendi dall'auto e prendi la borsa dal bagagliaio. Tutti ti puntano gli occhi addosso e si domandano: ma è lei l'arbitro ? Oppure: ah, una donna oggi? Anche negli spogliatoi, per l'appello prima della partita, sono sempre un po' disorientati. In un paio di occasioni è capitato che i giocatori pensassero di poter fare in campo ciò che volevano, o ancor peggio, di ribattere e lamentarsi senza rispetto. Dipende molto dalla disciplina che la società riesce a creare nello spogliatoio. Dal pubblico, ogni tanto, arrivavano le classiche battute: Vai a fare la calza! Vai a lavare le pentole! In campo però c'è sempre stato rispetto, e nel momento in cui è mancato, i cartellini mi venivano in aiuto, così come per i colleghi maschi. Lo stesso valeva per il rapporto con i colleghi. I più anziani hanno sempre cercato di aiutarmi, con consigli tecnici e comportamentali. Essendo sempre poche nella Sezione di Belluno siamo state coccolate e protette come da padri e fratelli maggiori. Episodi negativi ce ne sono stati, pochi fortunatamente. È questione di mentalità: ci sono squadre che pensano che l'arbitro sia lì apposta per boicottarli, e che vedono nella donna l'incapacità di gestione di una gara. I problemi principali sono sempre stati nel rapporto con qualche tifoso più che con giocatori e dirigenti.

Eleonora Riva (ex arbitro di calcio)