IL CASO BERGAMO

Bergamo, 8 agosto 2004

Alla cortese attenzione del sito calciodonne.net,
In merito all’intervista fatta al Presidente dell’Acf Bergamo Ravasio in data 29 luglio scorso (L’Eco di Bergamo, autore Andrea Colombo), apparsa anche su questo sito, ci tengo a specificare alcune contraddizioni che a mio avviso vanno chiarite.

1) le ragazze sono 9 mesi che non percepiscono lo stipendio, nonostante le giornaliere promesse di regolarizzare la loro posizione e, se la colpa del ritardato pagamento è da attribuire agli sponsor, il sig. Presidente deve chiarire il "perchè non pagano" e fare anche i nomi degli sponsor in quanto le atlete hanno reso a loro un servizio.

2) Il sig. Presidente afferma che il problema non è trovare soldi. Il vero problema dello sfascio dell'A.C.F Bergamo è la mancanza  proprio di soldi. E' troppo semplice affermare, adesso, che per avere giocatrici forti bisogna pagarle. E' buona regola che prima di intraprendere qualsiasi iniziativa è opportuno stabilire con esattezza la disponibilità finanziaria su cui impostare il proprio programma e se  queste basi vengono a meno, oppure non ci sono affatto, non ci si può permettere di coinvolgere atlete e collaboratori che con la loro professionalità fanno raggiungere alla società obiettivi unicamente per il proprio scopo personale. La società, che poi è sempre stata rappresentata dalla figura del Presidente Ravasio (al di là del Consiglio di Amministrazione che ha un'importanza relativa perché alla fine le decisioni principali spettavano solo e esclusivamente al Presidente) al momento di fare il contratto economico con le atlete non era in grado di stabilire se le giocatrici contattate rientravano nel budget di spesa?  Dopo nove mesi non è ancora in grado di stabilire i pagamenti? Non dimentichiamo che, oltre alle ragazze, ci sono anche i   tecnici e fornitori. Nell'articolo si afferma inoltre che gli sponsor hanno assicurato che rimarranno, ma se gli sponsor sono questi è meglio che li lasci dove sono.

3) La verità è che alcune ragazze hanno inviato la raccomandata di messa in mora della società alla Commissione Vertenze Economiche della Lega (5 lo hanno già fatto, altre dovrebbero farlo a giorni), per tutto ciò il Presidente si è trovato nella impossibilità di iscrivere la squadra alla massima categoria..

4) Non è stata chiarita la mancata partecipazione alla Italy Womens cup (partecipazione a costo zero) dove le ragazze erano tutte disponibili (al contrario di quanto affermato dalla società agli organi di stampa, che giustificava la rinuncia al torneo per le numerose assenze di varie calciatrici impegnate per presunti motivi di studio e di lavoro). Questo è stato un grave colpo (calcisticamente parlando) per le ragazze che avevano sognato e raggiunto l'obiettivo con  la loro capacità e professionalità. Una vicenda che ritengo abbia dato il definitivo colpo di grazia a questa lunga e assurda agonia.

5) E' stato fatto un ultimo tentativo dal sottoscritto proponendo al Presidente l’idea di coinvolgere tutte le ragazze, creditrici nei confronti della Società A.C.F. Bergamo, per la conduzione futura del club al campionato di Serie A 2004-2005  trovando uno sponsor che le avrebbe aiutate nella gestione economica senza pretendere più niente e congelando i crediti purchè Ravasio lasciasse la società. La risposta datami è stata negativa, affermando che  avrebbe iscritto comunque la squadra in A. Promessa che poi non è stata mantenuta.
Preso atto della decisione della società di non iscriversi al campionato di Serie A, optando per un declassamento in Serie D, è mio dovere, a nome di tutte le ragazze, chiarire la verità che si è creata attorno ai gravi disagi accaduti all’Acf Bergamo e che purtroppo ha coinvolto altre società di calcio femminile. Altro che passione, non è questo l'esempio per le ragazzine più giovani e per chiunque pratichi sport, anche per divertirsi.

Per il resto, vista la mia breve, ma intensa esperienza nel calcio femminile voglio ringraziare le tutte le stupende ragazze che  con grande spirito di sacrificio, hanno dimostrato sul campo (raggiungendo risultati  insperati vista la difficile situazione ambientale) di meritare stima, profonda ammirazione e rispetto.

Mario Luzzana
Ex addetto stampa dell’Acf Bergamo,
ora direttore sportivo del Curno calcio maschile


BERGAMO: PUNTO E A CAPO

"ACF al capolinea? No, ripartiamo per una nuova avventura"

Il Presidente Ravasio spiega le ragioni della mancata iscrizione alla serie A per ricominciare dalla D

"Perchè abbiamo deciso di non iscriverci alla serie A e ripartire dalla D? Semplice, perchè noi vogliamo occuparci da calcio femminile e non accettiamo la logica di un mondo in cui gestire una squadra significa occuparsi quasi esclusivamente di problemi economici. Nel 1996eravamo partiti con un obiettivo differente che strada facendo abbiamo un pò perso di vista e, così, abbiamo preferito ripartire dalla serie D".
Il presidente daell'ACF BERGAMO GianBattista Ravasio commenta con rammarico la decisione di non iscrivere la squadra alla massima serie del calcio femminile ma, allo stesso tempo, guarda già avanti con entusiasmo per ripartire con il pregetto ACF.
E quando si accenna a problemi economici, di cui non vuol più occuparsi, ci tiene a specificare:"Siamo in ritardo con i pagamenti, è vero.Ma la società ha i conti in regola e quando incasseremo dai nostri sponsor regolarizzeremo tutte le posizioni con le nostre giocatrici. Il discorso è un altro: siamo usciti dalla logica del denaro che detta legge anche nel calcio femminile".
Mancano i fondi?
"No. Il problema non è trovare i soldi, ma il fatto che l'occupazione principale della società stava diventando trovare i soldi per andare avanti a un certo livello. Io, invece, voglio occuparmi di calcio femminile e se per farlo devo ripartire dalla serie D, lo faccio a costo di perdere, seppure a malincuore, una realtà prestigiosa come la serie A".
Il progetto nato otto anni fa deve ripartire da zero: lei ha qualcosa da rimproverarsi?
Il nostro errore è stato quello di lasciarci tentare dalla strada apparentemente più facile, e cioè di pagare per avere per avere giocatrici forti. Invece avremmo dovuto puntare di più sul lavoro sul campo e sulla preparazione per valorizzare le nostre giovani. Soprattutto perchè così facendo l'ACF saresul territorio e non una formazione con solo tre bergamasche (Primavera aggregate escluse) in rosa)".
A livello di società cosa cambia?
Poco o nulla, perchè il consiglio rimarrà pressochè immutato e ci iscriviamo alla serie D conservando lo stesso numero di matricola.E anche i nostri sponsor hanno assicurato che resteranno con noi".
Come ha vissuto la scelta della rinuncia alla serie A dopo due stagioni di verice?
E' stata molto sofferta. Ma ci siamo resi conto che il nostro progetto di partenza era diverso e abbiamo voluto ripartire da lì. E lo abbiamo fatto nonostante le alternative per restare in alto non mancassero, compresa la fusione con l'Atanata femminile (serie A2,ndr)".
Nel futura dell'ACF cosa vede?
"Una squadra giovane composta da ragazze bergamasche. E proseguiremo con il lavoro nelle scuole di Ponte San Pietro e Brembate Sopra. Ripartiamo con entusiasmo perchè crediamo nel nostro progetto e siamo convinti che il calcio femminile sia una realtà emergente. Ma senza ereditare i difetti del mondo dorato del pallone maschile. Nel ripartire dalla serie D mi piace ricordare le parole che dissi alla presentazione della squadra di serie A e cioè che la nostra forza sarebbe dovuta essere la passione e che per essere una vera squadra sarebbe stato fondamentale lo spirito di appartenenza. Dove arriveremo? Cominciamo a ripartire da questi valori, poi si vedrà". An.Co.

da L'ECO DI BERGAMO di giovedì 29 luglio 2004