Bonny Madsen, la "perla nera" del campionato italiano

di Alessandro Benatti

B.MadsenInutile negarlo, il campionato Italiano femminile di calcio ha bisogno di molti ritocchi per diventare competitivo a livello europeo. Uno di questi è la necessità di vedere sul campo delle vere fuoriclasse. Una di queste fuoriclasse è Bonny Madsen.
Bonny è nata in Nigeria il 10 Agosto del 1967, da madre Nigeriana e padre Danese, ma si è trasferita solo un anno dopo a Copenaghen. Nella capitale danese ha iniziato a praticare il calcio, in cortile come tutti i piccoli campioni. Sempre come tutti i piccoli campioni, ha fatto la gavetta in squadrette rionali, diventando una giovane e promettente attaccante. Già, perché il suo passato calcistico è ben diverso dal presente, ed è fatto di gol ed assist invece che d’anticipi e tackle. Bonny nasce calcisticamente punta e non difensore. La storia di quest’evoluzione è tutta da raccontare. Bonny ha 18 anni, gioca in serie A danese e parte in panchina all’inizio della partita. Dopo pochi minuti il terzino sinistro s’infortuna gravemente e l’allenatore la manda in campo a sostituire la sfortunata compagna. Il risultato è una prestazione ottima e la conferma nel ruolo di terzino. Ora direte: “Normale, è capitato anche a me”. Benissimo, peccato che un osservatore della Nazionale maggiore fosse in tribuna e consigliò la convocazione del brillante terzino. Non male, vero? Il rapporto fra Bonny e la Nazionale non è stato sempre così roseo. Due anni dopo fu vittima di una rivoluzione in casa danese, causata da una brutta sconfitta subita ad opera della Svezia. Da lì in poi collezionò solo le convocazioni nell’Under 21, che avevano il sapore di retrocessione. La carriera di Bonny in Nazionale sembrava finita velocemente com’era iniziata, un diamante grezzo che forse pagò una delle frettolose epurazioni a cui il mondo sportivo ci ha tristemente abituato.
B.MadsenMa un diamante grezzo è pur sempre un diamante e Bonny trova, con la consueta grinta e classe, il modo di risalire in vetta. Viene selezionata dal Malmoe, squadra svedese d’ottimo livello, che ha il merito di lanciarla come libero. Le sue prestazioni non lasciano scampo ai suoi detrattori e la “Pantera Nera” si ritrova di nuovo in Nazionale a distanza di tre anni e questa volta intenzionata a restarci.
Nell’Ottobre ’94 si gioca a Mantova la gara amichevole Italia-Danimarca. Bonny attira l’attenzione dei dirigenti del Lugo Ravenna, segnando l’inizio della sua carriera in Italia. Poi approda a Pisa, che lascia con qualche polemica legata ai penosi comportamenti di (purtroppo) molte squadre di serie A, che promettono mari e monti senza però mantenere nulla. L’amaro in bocca le fa quasi decidere di migrare all’estero, ma il presidente dell’A.C.F. Milan, Francesco Crudo, riesce a portarla a Milano. Nel capoluogo lombardo, Bonny ritrova gli stimoli e l’agonismo per continuare a giocare e per tentare di riportare lo scudetto a Milano, uno scudetto che manca da troppo tempo sulle maglie rossonere.
Nel ’98, stressata dai molteplici impegni, decide di abbandonare la maglia della Nazionale. Il campionato durante l’inverno e gli stage d’estate l’affaticano psicologicamente, più che fisicamente. Dopo tre anni senza un attimo di riposo, giunge alla conclusione di rifiutare le convocazioni della Nazionale. Una brutta perdita per le danesi.
B.MadsenAlla luce dei cinque campionati trascorsi in Italia, Bonny Madsen appare come un esempio da seguire per le giovani calciatrici (a cui non nega mai un sorriso e parole d’incoraggiamento), sia in campo sia fuori. Sempre disponibile con chi le chiede un saluto, un autografo o, come il sottoscritto, un’intervista. Mai presuntuosa o atteggiata a primadonna. Se non fosse per lo sguardo sicuro si direbbe convinta d’essere lì per caso. L’eleganza e la potenza che questa ragazza mette in ogni intervento lascerebbero a bocca aperta il più scettico degli spettatori. La sua grinta sprona le compagne e le rassicura: dietro non si passa. Per non parlare della precisione dei lanci e dell’ottima mira sui calci piazzati. Talvolta, dobbiamo ammetterlo, pecca per concentrazione, ma quando il gioco lo richiede è sempre lì a mettere fiato e cuore su ogni pallone. Come ho già affermato in apertura, il campionato ha bisogno di ragazze così per tentare il salto di qualità. Il campionato ha bisogno di ragazze come Bonny Madsen.