Caro Gabe,
Chi ti scrive (passami l’orgoglio ed un pizzico di presunzione) ha un po’ di esperienza in materia in quanto ha l’onore di essere il presidente di una piccola (di dimensioni, ma non certo di capacità) società di provincia che in un certo qual modo è protagonista nel calcio femminile da oltre 30 anni! Per arrivare al dunque permettimi una necessaria introduzione che consenta al lettore di inquadrare correttamente chi scrive la presente ed il senso di quanto esprime. Dopo gli allori che abbiamo raccolto agli albori del calcio femminile in Italia, negli anni ’70 e primi anni ’80, abbiamo navigato in campionati regionali ed interregionali fino alla fine degli anni ’90; ci siamo quindi riaffacciati in ambito nazionale fino a raggiungere, quest’anno, la serie A2 (miglior modo per festeggiare il nostro 30° compleanno). Proprio in quest’ultimo periodo ho avuto modo di incontrare nuovamente, dopo tanti anni, la dr.ssa Levati che ritengo essere, conoscendo io la sua storia sportiva, tra le principali artefici del calcio femminile in Italia (checché ne dicano i suoi detrattori).
Ciò premesso, inizio con dire di concordare pienamente con te quando affermi che come calcio femminile non contiamo nulla! Sposo in toto la dichiarazione di Betty Vignotto recentemente riportata sulla rivista Calcio Dilettanti: “…esistiamo e siamo in seno alla FIGC solo e perché è stato imposto (alla FIGC) dall’ UEFA e dalla FIFA…”. A riprova di ciò racconto alcuni esempi che a mio avviso comprovano tale tesi: il 20 dicembre 2002 all’ Assemblea della Divisione Calcio Femminile tenutasi a Coverciano, la LND non aveva mandato alcun rappresentante ( il Presidente della FIGC Toscana fu presente, parole sue, solo per “dovere di ospitalità”); a maggio 2003, sempre a Coverciano per il convegno sul calcio femminile, dopo i bei discorsoni introduttivi di Abete e Tavecchio (di cui io e tanti altri non abbiamo capito proprio nulla) questi “signori”, assieme ad altri “VIP” seduti al tavolo della presidenza, causa i loro “improrogabili impegni” se la sono svignata lasciando così i soliti noti continuare il convegno (mentre invece la delegata UEFA è rimasta fino alla fine e,soprattutto, ha partecipato al dibattito che è seguito).
Quelli appena citati solo due, tra quelli probabilmente noti a molti, di una moltitudine di episodi sintomatici del più totale disinteresse degli esponenti della FIGC, sia a livello nazionale che a quello regionale, verso il calcio femminile. E’ clamorosamente ed oggettivamente evidente il fatto che il calcio femminile è sempre stato solo sopportato (e non certo supportato) dalla gran parte della FIGC. Se esistono ancora organi istituzionali sportivi, nel Calcio e anche superiori, che hanno veramente a cuore lo Sport nel senso nobile del termine (pur nella necessaria interpretazione moderna dello stesso), non possono non essersi resi conto che il futuro comunque incerto del calcio femminile non può più prescindere da una urgente separazione dalla LND! Al di là di tutte le considerazioni che dir si voglia, è ormai inaccettabile e controproducente trattenere il calcio femminile in LND solo ed esclusivamente per una questione di “politica” (sportiva e non)!
Per parlare poi del SGS, anche questo io non lo capisco (è già la seconda volta che dico di non capire qualcosa; quindi sarò pure duro io di comprendonio); nelle mia regione, il Friuli-V.G., non vi è alcun rapporto e/o collaborazione tra il citato SGS e le società di calcio femminile. Cito un solo fatto a titolo di esempio: a noi società di calcio femminile è negato poter essere messi a conoscenza di dove giocano le ragazzine calciatrici alle quali, passata la categoria Esordienti, capita spesso di non conoscere società di calcio femminile e così smettono di giocare; e la scelta di farle giocare fino ai 16 anni in categoria “Allievi” è a mio avviso solo un disperato tentativo di salvare le apparenze dei numeri degli aderenti al SGS, in calo evidente!
Club Italia: giustamente Gabe stigmatizza come si comportava a suo tempo l’attuale CT Carolina Morace che, le piacesse o no, avrebbe avuto il dovere di costituire un esempio (positivo!) per il movimento; purtroppo così non è stato e, anzi, quel suo tipo di comportamento è invece dilagato in tante altre atlete. Queste non hanno avuto la capacità e l’intelligenza di saper guardare lontano (come giustamente ha fatto lei): molto spesso è prevalso l’egoismo personale contingente; altrettanto spesso, in quei casi, atlete e società non hanno avuto la capacità di restare in un ambito di sostenibilità degli impegni economici. Quante “grandi” (sic!) società “meteora” abbiamo visto in questi ultimi dieci anni! E’ inutile atteggiarsi (atlete e dirigenti) come professionisti quando si resta poco più che dei dilettanti nel senso dispregiativo del termine (e non certo in quello nobile sportivo); o forse questi atteggiamenti pseudo-sportivi in realtà mascheravano e mascherano ben altri fini che nulla hanno a che vedere con lo Sport salvo il sfruttarlo?
Le calciatrici “cavallette” stanno purtroppo diffondendosi ancor di più con le attuali regole: siamo passati da un estremo all’altro! Ma non è facile controllare un fenomeno che vede anche il calcio femminile coinvolto nel cattivo esempio di quello maschile (i cui nodi, però, stanno arrivando al pettine!): stiamo andando verso il peggio dove il mercenariato ha il sopravvento. Per quanto ci riguarda noi paghiamo equi rimborsi spese e basta. Se le ragazze vogliono andarsene, che vadano! Siamo e vogliamo rimanere DILETTANTI! Ciò nonostante, militiamo più che onorevolmente in Serie A2, con budget macroscopicamente più contenuti rispetto ad altre società addirittura di serie inferiore; siamo quindi sicuri che siano solo i soldi a permettere di ottenere i risultati? Noi la risposta a questa domanda l’abbiamo maturata in trent’anni e ci è ben chiara!
Il clamoroso equivoco sta nel fatto che troppi (Morace in testa, ancora oggi come allora!) non si rendono conto che la stragrande maggioranza di tutto il nostro movimento è ancora costituito da società, tecnici e calciatrici DILETTANTI nel senso VERO (e nobile) della definizione! La realtà è che lavoriamo o studiamo; poi rubiamo tempo (e spesso risorse) alle nostre famiglie per dedicarlo a questa attività nel miglior modo possibile, con grande dispendio di energie economiche ed organizzative da parte delle società! E’ troppo facile sparlare dicendo che “…tre allenamenti la settimana non li fa più neppure mio nonno…” e pretenderne quattro o addirittura cinque (salvo poi farsi prendere in giro da qualche sua “beniamina” che poi in realtà ne fa meno di quanti sostiene). Tutto ciò significa aver perso il contatto con la realtà delle cose ed avere una sua visione solo parziale, personalistica e totalmente distorta. Sono questi i requisiti virtuosi dei manager che dovrebbero guidare il movimento? Non facciamoci ridere!
Se sulla stampa è meglio sorvolare in quanto (a parte il mini-buon lavoro di Tuttosport) delle problematiche del calcio femminile non gliene frega niente quasi a nessuno di essi salvo riportare i risultati, le classifiche ed enfatizzare gli aspetti negativi della “cronaca nera” (Gaucci, ma anche e purtroppo Foroni e Lazio), che dire, a questo punto, sull’operato della Divisione Calcio Femminile?. Certo si poteva fare di più a livello di Divisione; ma si provi a lavorare nelle condizioni in cui questa ha dovuto operare in quest’ultimo quadriennio: è stata eletta una Presidente che ha dovuto tentare di lavorare con un Consiglio che spesso ha remato contro! Neanche il minotauro di montanelliana memoria è arrivato a tanto. Poi alla fine, come dice Gabe, tutti se la prendono con la Divisione (ci sono troppi non addetti ai lavori -calciatrici e allenatori- che con troppa poca cognizione di causa muovono facili accuse verso la Presidente Levati). Gabe dice che “nessuno ha il potere su niente”: verissimo! Qualsiasi nuova proposta è stata regolarmente respinta o, più diplomaticamente, rimandata al mittente con il solito pretesto “…siate più chiari; bisogna elaborarlo di più, ecc. ecc….”: e, intanto, il tempo passa inesorabilmente.
La Consulta nella persona qualificata ed esperta del suo Presidente, dott. Buonocunto, ha elaborato un progetto sulla ristrutturazione del calcio femminile (in minima parte vi ho lavorato anch’io, in qualità di membro della stessa). E’ un progetto estremamente interessante; ma, se devo essere sincero, per le ragioni sopraelencate non credo vi saranno suoi sviluppi e non so neppure se sarà preso in considerazione da parte del Consiglio di Lega LND e, tantomeno, neppure dal Consiglio Federale FIGC dove dovrebbe approdare (le nostre residue speranze confidano nell’attenta e volonterosa Bartolini). Sono pienamente convinto che fino a quando non ci sarà l’AUTONOMIA del calcio femminile il movimento avrà sempre grossissimi limiti (non è che qualcuno teme proprio questo potenziale?). Ci venga permesso di gestirci in tutto, dalla Nazionale (inquadrata in seno alla Divisione, e non al Club Italia) ai campionati; ci mettano alla prova per almeno due mandati (8 anni) e al termine si trarranno i giudizi e le conclusioni! E la Presidente Levati, a mio avviso, oggi come oggi è tra le pochissime persone che possono condurci verso questo traguardo.
Da quanto sopra ho esposto, è chiaro che uno degli aspetti più
strategici (e più critici) è la crescita di noi dirigenti:
conoscenza, competenza e unità di intenti generali per poter raggiungere
insieme gli scopi che ci vorremo prefiggere. Siamo solo noi, dirigenti
di società, che possiamo per primi adoperarci al raggiungimento
di questo obiettivo che è l’AUTONOMIA; dobbiamo portare il nostro
contributo nelle sedi opportune lasciando da parte (almeno momentaneamente!)
le beghe campanilistiche e gli egoismi.
Siamo in una “giungla” e questo mio discorso non è fatto per
i più “forti”, a cui di certo non interessano proprio; ma per chi
come noi è meno forte, resta possibile (seppur non semplice da perseguire)
l’arma dell’unione che fa la forza, appunto. La storia insegna che può
essere un’arma vincente.