Preparazione complessa: perché no?
Prima parte: la teoria
Tramite la cosiddetta preparazione complessa (anche chiamata preparazione
mista, o allenamento della resistenza speciale) si cerca di raggiungere
un buon livello di condizione fisica mediante esercizi nei quali si utilizza
il pallone.
A mio parere questo tipo di metodologia di allenamento può rivelarsi
particolarmente utile nel calcio femminile, sia in serie A, sia nelle categorie
inferiori.
Infatti
nella mia esperienza di allenatrice nel calcio femminile ho riscontrato
spesso:
1) bagaglio tecnico di base in media abbastanza limitato
2) bagaglio coordinativo di base molto limitato
3) condizione fisica abbastanza limitata.
Il lavoro con la palla, se opportunamente modulato da parte dell'allenatore,
puo’:
1) Accrescere il bagaglio tecnico-coordinativo delle giocatrici
2) Rappresentare un’interessante modalità di condizionamento
fisico.
Non bisogna dimenticare che in un ambito dilettantistico come quello del
calcio femminile spesso l’atleta arriva al campo d’allenamento in tarda
serata, magari dopo una intensa giornata di lavoro o di studio; utilizzando
la preparazione complessa il carico di lavoro viene in qualche modo “mascherato”
sotto forma di partitelle ed esercizi in forma ludica, che vengono accettati
volentieri dalle giocatrici.
Inoltre un allenamento creativo e stimolante (seppur faticoso!) può
portare nel gruppo un maggiore entusiasmo nell’affrontare la “questione
allenamento”; la possibilità di creare un’atmosfera positiva non
va sottovalutata da parte del tecnico: un allenamento vario e divertente
può, soprattutto nei periodi più delicati della stagione,
essere molto più utile di una monotona seduta di allenamento estenuante
e psicologicamente deprimente.
Desidero ancora evidenziare che gli esercizi con il pallone, oltre
a portare vantaggi sotto l’aspetto tecnico (miglioramento della tecnica
individuale), stimolano nell’atleta l’orientamento, la reattività,
la fantasia, la prontezza di esecuzione, l’affiatamento con le compagne
etc… e spesso hanno finalità tattiche, quali l’allenamento del pressing,
il possesso palla, lo smarcamento, la circolazione del pallone etc…
Passando quindi all’aspetto metodologico, ritengo opportuno alternare
esercizi “a secco” con il lavoro con il pallone, oppure di alternare intere
sessioni “a secco” con intere sessioni di preparazione complessa.
Suggerisco di inserire l’allenamento atletico a secco nelle settimane
di maggior carico di lavoro, anche per essere certi di una certa “omogeneità”
di esecuzione dell’allenamento da parte del gruppo; la preparazione complessa
è infatti condizionata da moltissime variabili, quali ad esempio:
1) complessità dell’esercizio
2) conoscenza dello stesso da parte delle giocatrici
3) numero di giocatrici coinvolte
4) misure dello spazio utilizzato
5) disponibilità di palloni fuori dal campo
6) numero di palloni utilizzati
7) rapporto tra numero di palloni/misure dello spazio utilizzato
8) motivazione della giocatrice.
Proprio per questo motivo ritengo indispensabile la possibilità
di avere dei riscontri diretti sull’efficacia dell’esercizio: suggerisco
quindi al tecnico di munirsi di qualche cardiofrequenzimetro in modo da
poter rilevare nei vari momenti dell’esercitazione la frequenza cardiaca
dell’atleta, valutando di conseguenza il carico condizionante dell'esercitazione;
a livello professionistico (maschile) alcuni preparatori atletici lavorano
con più cardiofrequenzimetri in contemporanea arrivando ad effettuare
misurazioni di più giocatori contemporaneamente, con il POLAR COACH.
L'ideale poi è l'interfacciabilità del cardio al personal
computer con trasmissione in tempo reale dei dati. In questo modo, volendo
sbizarrirsi, è possibile valutare come il modulare i fattori di
cui sopra vada ad incidere sull’intensità del lavoro.
Ancora più interessante sarebbe poter disporre di un analizzatore
di lattato fotoenzimatico, con il quale misurare le Mmol di lattato immediatamente
dopo l’esercitazione. Ma a noi allenatori del calcio femminile questi “effetti
speciali” non sono consentiti (per ovvi motivi di budget ….). Quindi suggerisco
al tecnico di munirsi di qualche semplice cardiofrequenzimetro e di far
eseguire la lettura della frequenza all’atleta, più volte durante
l’esercizio, cercando di disturbarla nel minor modo possibile.
Sarà interessante poi valutare le frequenze registrate anche
in relazione alle frequenze che la stessa atleta registra nelle esercitazioni
atletiche a secco con stessa finalità condizionante; spesso una
esercitazione a secco viene definita dall’atleta molto più faticosa
(e spesso eseguita peggio) di una esercitazione col pallone svolta nello
stesso intervallo di tempo, che ha fatto registrare una media di frequenze
cardiache maggiore!
Questo a testimoniare ancora una volta che il “correre dietro un pallone”
(che guarda caso è ciò che si deve fare durante la partita)
distoglie la giocatrice da quell’intensa sensazione di fatica fisica e
psichica che spesso la opprime durante una esercitazione a secco, ed è
ovviamente-se svolta nelle opportune modalità- la migliore simulazione
della gara settimanale.
A questo punto vale la pena di spendere una parola sull'approccio mentale
a questo tipo di proposte da parte delle giocatrici e dell'ambiente societario
in generale.
Nella mia esperienza di allenatrice del Pisa c.f. nel proporre questo
tipo di allenamento ho riscontrato, insieme ad un immediato entusiasmo
da parte della maggioranza del gruppo, anche una iniziale diffidenza da
parte delle atlete più “anziane”, abituate a stagioni in cui l’allenamento
veniva concepito come intense sessioni di lavoro atletico senza palla cui
seguiva una breve partitella, spesso condotta in maniera blanda, senza
finalità tecnico-tattiche, vista la fatica accumulata durante il
"lavoro a secco".
Suggerisco quindi al tecnico che voglia introdurre questa metodologia
di allenamento in una squadra di calcio femminile di chiarire immediatamente
gli obiettivi del tipo di lavoro: in un ambito come quello del calcio femminile,
talvolta così distante dalle tematiche e dalle continue novità
metodologiche dell’allenamento calcistico, il tecnico che propone allenamenti
in cui si utilizza molto il pallone può essere considerato un “giocherellone”,
uno che svolge una preparazione atletica “blanda”, o un imbonitore del
gruppo, che propone giochetti per essere ben voluto dalle giocatrici. Chissà
perché non si pensa la stessa cosa osservando ad esempio le partitelle
di calcio-tennis svolte dalle squadre professionistiche maschili, o l’uso
di sport alternativi come il basket o il rugby all’interno dell’allenamento,
cose che non possono sfuggire anche ad un osservatore non molto attento….
Inoltre se vogliamo analizzare più accuratamente il calcio maschile
professionistico, molti allenatori, ai quali senz’altro non manca il tempo
e la disponibilità dei calciatori per trattare separatamente gli
aspetti atletici, tecnici e tattici, si stanno orientando sempre più
verso la preparazione complessa, proprio perchè convinti dell’importanza
di proporre esercitazioni simili al modello di prestazione che il giocatore
è chiamato a compiere durante la gara. A tal proposito è
interessante leggere il contenuto delle relazioni di Mister Claudio Ranieri
e di altri esperti italiani e stranieri presentate al VII Congresso Internazionale
dell’Associazione Italiana Preparatori Atletici Calcio, riportate nel numero
di settembre 2000 della rivista “Il Nuovo Calcio”.
Ma il calcio femminile viaggia purtroppo su binari troppo distanti
dal calcio maschile moderno e quindi, in conseguenza a questo immenso gap
culturale, di fronte alla preparazione complessa nell’ambiente societario
di una squadra di calcio femminile può esserci il timore che la
condizione atletica della squadra non sia ottimale e che l’allenamento
non sia sufficientemente faticoso, anche perché, secondo una vecchia
scuola di pensiero, l’atleta nell’allenamento deve imparare a soffrire,
a sopportare la fatica e ad essere disciplinato, e ciò si otterrebbe
meglio non facendo toccare il pallone…
Tuttavia a mio parere, visti i buoni risultati che ne conseguono, vale
la pena di affrontare e superare queste piccole difficoltà.
Nella “prossima puntata” ci occouperemo dell’’analisi delle frequenze
cardiache e delle esercitazioni pratiche.