E' un dato di fatto
che negli ultimi anni la psicologia, nei suoi diversi ambiti di applicazione,
sia entrata prepotentemente a far parte del nostro vivere, portando la
grande maggioranza delle persone a valutare e compiere le scelte quotidiane
tenendone conto. Non si può negare tuttavia che l'inflazione abbia
attaccato la psicologia come scienza, rendendola spesso, se nelle mani
sbagliate e mal utilizzata, specchietto per le allodole attaccando quindi,
per alcuni, la base teorica sulla quale poggia e la sua stessa credibilità.
In questa rubrica cercheremo di renderle giustizia affrontando le problematiche mentali legate allo sport di squadra e a chi lo pratica. La psicologia dello sport infatti, nata negli anni Trenta, si è evoluta da intervento di sostegno psicoterapeutico a strumento per l'allenamento mentale (mental training) e quindi possibilità in più da sfruttare per migliorare il rendimento agonistico.
1. SCELTA DEGLI OBIETTIVI (goal setting): stabilire degli obiettivi
a breve, medio e lungo termine da parte dell'atleta, ma anche dell'allenatore
e degli altri membri dello staff. Perseguire gli obiettivi preposti è
una delle maggiori leva della automotivazione e inoltre può servire
a superare gli ostacoli e lo stress che nascono quando si pratica un'attività
sportiva ad alto livello (es. allenarsi quotidianamente anche se la partita
è settimanale o se si è destinate alla tribuna).
2. ANALISI DEL COMPORTAMENTO COMPETITIVO: rivisitare i
comportamenti agonistici peculiari del passato attraverso il racconto del
giocatore stesso; tenere conto delle valutazioni fornite dall'allenatore
e osservazione diretta durante la gara da parte dello psicologo. Tutto
questo è molto importante per l'identificazione dei punti di forza
dell'atleta e delle aree nelle quali è possibile un miglioramento.
3. Al secondo punto si associa la DEFINIZIONE DELLA ZONA INDIVIDUALE
DI FUNZIONAMENTO OTTIMALE (IZOF): la conoscenza da parte del giocatore
di quale sia specificatamente il suo livello di attivazione ottimale già
prima del match aiuta ad accrescere la fiducia in sé stessi e nella
propria capacità di affrontare le situazioni in gara.
4. Stabilire quali siano le ABILITA' ATTENTIVE dell'atleta è
un'altra delle raccolte di dati che lo psicologo deve conoscere.
5. Il programma di RILASSAMENTO, se ben eseguito, può
portare a due risultati fondamentali: la capacità di tenere l'ansia
sotto controllo (ad esempio prima di una partita importante) e favorire
la capacità di recupero psicofisico in tempi brevi (ad esempio tra
un tempo e l'altro della partita di calcio, dopo un allenamento molto faticoso
e in tutte quelle situazioni in cui l'atleta non riesce a riposarsi).
6. In ultimo l'ALLENAMENTO IDEOMOTORIO (imagery) si basa
sul presupposto che la ripetizione mentale di sequenze tecniche e tattiche
sia semplici che complesse aiuti l'atleta a velocizzare il recupero mentale
e di conseguenza motorio dell'azione sportiva appropriata.
Gli obiettivi primari di questo training sono: favorire l'automazione
di determinati gesti atletici e sequenze d'azione e consentire allo sportivo
di recuperare dalla memoria le emozioni, gli stati d'animo e i pensieri
che caratterizzano la sua prestazione ottimale.
In conclusione: anche la psicologia applicata allo sport è una
scienza e come tale va considerata, studiata e applicata.
Gli atleti e le società sportive che se ne serviranno potranno
sicuramente contare su una marcia in più.
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Psicologa, esperta in Psicologia dello sport contattare: rosberti@yahoo.it o lasciare un messaggio al n°347 0168901 |