L'attenzione è una funzione cognitiva preposta alla selezione
e al mantenimento di stimoli rilevanti per l'individuo e si orienta su
fasi separate del processo di esecuzione di un'azione. Nelle discipline
a prevalente determinazione tattica, come nel caso del calcio, le atlete
devono agire più abilità nello stesso istante con un possibile
affaticamento mentale che, se intenso e prolungato, causa stress.
Con tale termine si definisce una percezione dell'interazione delle
richieste ambientali e interne superiori alle proprie capacità e
risorse (pensieri del tipo: "Non ce la posso fare!").
Lo stress può essere correlato con alcune caratteristiche
individuali dell'atleta quali: un'elevata ansia di tratto competitivo,
una bassa autostima e una scarsa motivazione intrinseca. Se troppo intenso
e prolungato provoca nell'atleta burnout, ovvero una saturazione
e una perdita di entusiasmo e di interesse nei confronti dello sport praticato.
Un vissuto di questo genere rappresenta in molti casi la principale causa
di drop-out (abbandono della pratica sportiva).
Allo scopo di prevenire fatica mentale e stress nel calcio è
bene considerare le caratteristiche psicologiche della disciplina e conoscere
quali possono essere i fattori determinanti specifici.
Come già accennato in un precedente articolo
il calcio è una disciplina:
I fattori di stress e fatica mentale nel calcio si possono classificare prevalentemente in: 1) individuali, 2) di squadra, 3) derivanti dall'allenamento e 4) dalla partita.Aciclica, dove l'unica ripetizione è l'alternanza di schemi tattici. Open skill, ovvero le azioni dell'atleta sono in funzione delle azioni delle compagne e di quelle delle giocatrici della squadra avversaria. Con Stile attentivo fluttuante, per cui a secondo delle azioni l'attenzione può essere rivolta alla partita, ad esempio per gestire un risultato (focus attentivo prevalentemente ampio-esterno), oppure ai propri gesti, movimenti e sensazioni, come nel calcio di rigore o nel controllo di un passaggio (focus interno-ristretto). Di Squadre interagenti, dove la prestazione dipende dall'interazione tra le strategie coordinate di gioco della singola, delle compagne di squadra e quelle delle avversarie.
Per quanto riguarda quelli individuali sicuramente hanno molta
importanza il sesso dell'atleta (il calcio è ancora considerato
uno sport maschile per eccellenza), il livello tecnico raggiunto,
che comporta un differente grado di responsabilità e di richieste
esterne, il ruolo (da intendere in triplice modo: ruolo in campo,
giocatore di ruolo e ruolo nel gruppo squadra) e in fine il tipo di supporto
sociale che può derivare dalla famiglia, dagli amici o dallo
staff.
Specificatamente nel calcio femminile esistono, a livello individuale,
ulteriori fonti di stress che si possono collegare in modo particolare
alla ristrutturazione dell'immagine corporea (coscienza di sé)
dell'atleta e ai rinforzi socio-culturali e secondari che generalmente
si associano a questa disciplina.
In pratica la giocatrice adolescente perde una stabile percezione
corporea, tipica dell'infanzia, con un conseguente senso di insicurezza
associato a un impatto psicologico determinato da un maggior sviluppo muscolare
degli arti inferiori. Inevitabilmente tali cambiamenti sono evidenziati
da un confronto con le coetanee “non sportive” e con l'immagine sociale
del corpo, fortemente legata a canoni di femminilità, estetica,
dimensione e funzionalità.
Inoltre condizionamenti socio-culturali portano spesso a pregiudizi
circa il binomio tra identità femminile e sport agonistico in generale.
La donna che pratica ed eccelle in una disciplina sportiva viene considerata
poco femminile se non mascolina.
I fattori di stress di squadra sono da riferirsi principalmente alla
continua richiesta di variazione dell'attenzione in direzione (es. nel
caso di un passaggio a un compagno) e in intensità (es. situazione
di attacco o difesa). Inoltre, se si considera che la prestazione aumenta
quando gli obiettivi sono moderatamente difficili, diventa importante il
senso di autoefficacia e fiducia in sé stessa dell'atleta,
il tipo di sfida che si deve affrontare e l'abilità
(es. un confronto con una squadra nettamente inferiore può rappresentare
un obiettivo troppo e poco incentivante).
Risultano essere correlati allo stress anche il tipo di clima organizzativo
della società (es. comunicazione e organizzazione tra i membri dello
staff e la dirigenza) e le pressioni che arrivano dall'esterno (sponsor,
mass media , tifosi e altro).
Esistono poi dei fattori stressanti molto pratici legati a particolari
condizioni di allenamento e partita. Basti citare problemi strettamente
connessi alla logistica quali: un cattivo campo di allenamento, scarsa
illuminazione, lunghe trasferte, attrezzatura inadatta o insufficiente,
condizioni climatiche sfavorevoli e carichi di lavoro differenziati (es.
allenamento aerobico e anaerobico).
L'obiettivo della partita, sia essa una finale di coppa Italia,
la lotta per la salvezza, la qualificazione, porta le giocatrici ad attivare
le proprie risorse emotivo-cognitive, sia nelle fasi di gioco che nelle
rimesse e negli eventuali calci di rigore.
La sintomatologia più ricorrente nelle giocatrici affette da affaticamento mentale e stress si può sintetizzare come interessante i seguenti ambiti:
In antitesi a questo aspetto, e quindi in un’ottica preventiva rispetto a stress e fatica mentale (attraverso l'impostazione di corretti carichi di lavoro), ben si inserisce il concetto di flow che, nell'ambito sportivo, è da intendersi come il momento in cui l'atleta è coinvolta a tal punto nel gesto agonistico da escludere dalla mente qualsiasi altra cosa.Disagio psicofisico (es. ansia, abbassamento dell'autostima, demotivazione, affaticamento, tensione muscolare, tendenza all'infortunio frequente durante l'allenamento e in partita). Disturbi comportamentali (es. alterazione del ciclo sonno-veglia, isolamento dal gruppo-squadra, uso di sostanze dopanti) Scadimento della prestazione (es. difficoltà di concentrazione, scarsa elasticità attentiva, difficoltà nell'apprendere e nell'eseguire gli schemi di gioco).
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Psicologa, esperta in Psicologia dello sport contattare: rosberti@yahoo.it o lasciare un messaggio al n°347 0168901 |