LA PSICOLOGA DELLA SPORT

L’ allenamento non è soltanto muscolare

Anche la mente deve essere allenata per migliorare il gesto tecnico

Ne parliamo con la dottoressa Sonia Rosberti, psicologa dello sport.

Sonia Rosberti, giovane dottoressa, “gioca” in un ruolo ancora poco diffuso nel calcio femminile e nel calcio in genere, nella stagione 99/2000 collaborò col Geas di Maria Mariotti e per questa stagione 2000/2001 ha seguito la stessa Mariotti nel Tradate Abbiate.

- Il ruolo della psicologa non è un ruolo nuovo, in passato abbiamo conosciuto altre persone che, con più o meno titoli, rivestivano questo ruolo. Nel tuo caso in cosa consiste il tuo lavoro ?
- Prima di tutto chiariamo che la “psicologa” e la “psicologa dello sport” sono due cose differenti. Questo presupposto è importantissimo per capirsi. La “psicologa dello sport” può fare molte cose ma forse è meglio cominciare a dire cosa non deve fare.
Non deve curare, non deve fare psicoterapia, nessuna calciatrice deve essere trattata come “una pazza” o come un problema.
Fra l’ altro le giocatrici sono difficilmente avvicinabili se ti proponi loro come “psicologa”...
- ..direi di più, le calciatrici sono difficilmente avvicinabili in generale..
- (ridendo) ..già, e specialmente da una psicologa: “io non ho nessun problema”, “io non sono pazza”, “io sto benissimo”..
Invece la “psicologia dello sport” punta, in questi ultimi anni, sull’ ottimizzazione della performance, cerca insomma di migliorare la prestazione dell’ atleta.
Per fare questo ci sono vari modi: il “mental training”, cioè visualizzare mentalmente il gesto tecnico per poi andarlo ad eseguire realmente in campo, una sorta di allenamento tecnico fatto con la mente.
Altro argomento della “psicologia dello sport” è il “flow”, ovvero il “momento magico”, cercare di rivivere il più possibile il momento magico, ripercorrere mentalmente il momento in cui ci si è sentiti meglio in campo, il momento in cui tutto andava bene, in cui la prestazione tecnica era ottima.
Poi c’è anche il linguaggio interno, l’ auto-incitamento “va tutto bene”, “sono forte”, “vai così” ..
In uno sport come il calcio è pure molto importante il lavoro di gruppo e allora occorre lavorare sulla coesione, sul leader tecnico, sul leader fuori dal campo, sul leader carismatico.
Si fanno giochi di squadra per poter aiutare le ragazze in tanti modi, per esempio ultimamente abbiamo lavorato sull’ aggressività..
- Non è un po’ rischioso incentivare l’ aggressività ?
- No, non stiamo parlando di cattiveria o di far male agli avversari, stiamo parlando di aggressività agonistica. L’ ho detto anche alle ragazze: la partita di calcio non è una partita a scacchi per cui se tutti i miei pensieri, la mia voglia di vincere, la mia grinta rimangono mentali non succede niente. L’ avversario invece deve sentire la mia presenza, la mia voglia di vincere e la mia aggressività. Questo non significa diventare fallosi bensì diventare più vivaci in campo.
- Tutte queste cose riguardano il momento tecnico-atletico della prestazione sportiva. Ci incuriosisce però anche l’aspetto umano, in questo senso la “psicologa dello sport” può dare un contributo?
- Sì, ci sono giocatrici che mi pongono determinati problemi, determinati quesiti, determinate necessità: in questo senso la “psicologa delo sport” può senza dubbio aiutare e dare un contributo, ma sempre come “psicologa dello sport”. Chi si pone come “psicologa” e basta non ha futuro.
Devo sicuramente tenere conto delle caratteristiche individuali di un’ atleta. Se so che un’ atleta va per esempio presa di petto allora mi rivolgerò a lei in un certo modo, se so che un’ altra, alzando la voce, non produce più niente, cercherò di rivolgermi a lei in un altro modo. Le conoscenze psicologiche quindi servono per poter intervenire tecnicamente e atleticamente sulla giocatrice.
- Io ho avuto in passato esperienze di psicologi, o pseudo-psicologi, che agivano nell’ ambito della squadra con l’ intenzione dichiarata di migliorare la prestazione sportiva ma che poi alla fine si riducevano ad occuparsi degli affari personali delle ragazze. Si può in qualche modo arginare l’ arrivo di eventuali ciarlatani nelle società ?
- Io penso che gli psicologi inseriti nelle squadre sportive siano, purtroppo, ancora pochi. Certo, che se poi vengono inserite figure di questo genere allora è meglio così !
Anche perché queste esperienze che dici tu hanno un anno di vita, procurano più danni che altro. E poi, nel momento in cui intervieni sui problemi personali di una ragazza, è come se tu aprissi una “voragine” e alla fine occorrerebbero trenta ore al giorno per occuparsi di tutti i problemi di tutte le ragazze. Ma per questo ci sono gli “psicologi”. Lo “psicologo dello sport” agisce sul gruppo e, se necessita, sul singolo.
- Tutto ciò rientra in un discorso più ampio sul tema delle persone competenti al posto giusto..
Una cosa importante che mi preme dire è che lo “psicologo dello sport” lavora in collaborazione con l’ allenatore, il preparatore atletico, il massaggiatore, la società, fa un po’ da tramite fra giocatrici e società. Fra me e Maria Mariotti c’è una gandissima collaborazione, tant’è che ci siamo spostate insieme. È molto difficile trovare allenatori che accettano la figura dello psicologo. Ci sono allenatori e dirigenti che tendono a fare da mamma e da papà e magari temono che lo psicologo faccio loro perdere quel ruolo. In realtà può aiutarli.
- C’è da fare un discorso anche sul ruolo degli uomini e delle donne: secondo te è meglio che siano donne a gestire gruppi di donne oppure no ?
- È meglio che siano persono competenti, non farei discriminazioni fra uomini e donne, devono essere persone serie, professionali, preparate, che sappiano stare zitte quando bisogna stare zitti e che intervengano quando bisogna intervenire.
- Paradossalmente però, pure in un ambiente come il calcio femminile che in teoria dovrebbe essere al di sopra di certi pregiudizi, esiste parecchio maschilismo. Paradossalmente spesso assistiamo a calciatrici che se la prendono con le donne-arbitro !
- Purtroppo si deve ancora lottare contro una carenza di cultura sportiva, ci sono stereotipi sociali radicati da anni, molto difficili da superare. Le stesse calciatrici che stanno lottando per liberarsi da alcuni stereotipi ne sono loro stesse intrappolate, senza rendersene conto.


SONIA BARBARA ROSBERTI
Psicologa, esperta in Psicologia dello sport
LAUREATA ALL’UNIVERSITA’ DI PADOVA, MASTER IN “PSICOLOGIA DELLO SPORT”, DOCENTE DI PSICOLOGIA DELLO SPORT COLLABORA INOLTRE CON L’ASSOCIAZIONE ASSIST. PARTECIPANTE A CONVEGNI DEL SETTORE, SCRIVE PER SITI E RIVISTE SPORTIVE SPECIALIZZATE. CURA LA PREPARAZIONE MENTALE DI ATLETI DI SPORT INDIVIDUALI E DI SQUADRA.SI OCCUPA ALTRESI’ DI SELEZIONE E FORMAZIONE DEL PERSONALE.
Per informazioni, consulenze e analisi d’intervento 
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