Nel Calcio Femminile, come in quello maschile, esiste una differenza
di fondo tra i settori giovanili e quelli degli adulti, a parte gli ambienti
professionistici che non ci competono. Voglio dire che il Settore Giovanile
e Scolastico comprende di fatto tutte le fasce di età oltre le quali
si confluisce nella Lega Nazionale Dilettanti.
E’ tra questo filo sottile che divide le due realtà che a
mio avviso, ma lo ratificano i fatti, esiste un conflitto di interessi.
Sarò più chiaro e cercherò di essere altrettanto
breve.
Senza andare a ripescare nel passato, nella attuale stagione calcistica
la FIGC offre alle Giovani Calciatrici un campionato Allieve, ed
un campionato Giovanissime gestiti nell’ambito dei vari Comitati Regionali,
nel contempo la Lega Nazionale Dilettanti rende obbligatorio per le società
con formazioni militanti nei campionati di serie A, A2, B, l’allestimento
delle formazioni Under 19, destinate a partecipare a campionati interregionali
di categoria. Ne consegue una situazione difficile per gran parte delle
società obbligate.
Ho provato ad interpellare diverse società, ed hanno manifestato
appunto una situazione di difficoltà per osservare il rispetto di
tale obbligo, poiché non grandi risultano essere le potenzialità
a disposizione, perlomeno attuali, di codeste società in riferimento
ad atlete proprie della categoria under 19. E quello che è peggio,
è che per rispettare tale obbligo, di carattere gerarchico, la maggior
parte per non dire la totalità delle società, è costretta
a ricorrere alle ragazze corrispondenti alle Categorie Allieve e Giovanissime
e quindi del Settore Giovanile e Scolastico. Qui è più chiaro
il conflitto di interessi.
Mentre per i maschietti per quanto ne so, l’età minima utile
è a sedici anni, per le femminucce scende a quattordici, sempre
che queste ultime abbiano la certificazione prevista di idoneità
all’attività agonistica. Credetemi, ho saputo di episodi raccapriccianti,
di società che hanno fatto migrare le proprie tesserate per tre
o quattro dottori, fino a trovare quello giusto che ha rilasciato la certificazione,
e magari senza neanche aver visto l’atleta.
Quindi, appare evidente che mentre i responsabili della Lega Nazionale
Dilettanti rendono obbligatoria la categoria under 19, essi sono già
coscienti dell’impossibilità da parte delle società interessate
di poter partecipare, e offrono il potenziale nulla osta perché
queste corrino ai ripari demolendo la categoria delle Allieve e parte di
quella delle Giovanissime proprie del Settore Giovanile e Scolastico.
La questione più grave, è che la conseguenza di tutto
questo rigiro finisce con il privare delle giuste esperienze le ragazze,
esperienze che devono essere necessariamente corrispondenti alla propria
età delle piccole atlete.
Mentre sembrerebbe tutto finito intorno all’under 19, corre l’obbligo
dire che tutto ciò avviene anche per le varie manifestazioni a carattere
regionale della Lega Nazionale Dilettanti: la serie C e la serie D, dove
in assenza di particolari obbligazioni di cui all’under 19, è consentito
utilizzare con la formula magica del certificato le quattordicenni, le
quali purtroppo alla fine si ritrovano a competere addirittura con donne
quarantenni.
Alla faccia del confronto tra i pari.
Abbiamo appena fatto una piccola analisi di come la Lega Nazionale Dilettanti,
ovvero la FIGC, in contrasto con quanto professa realizza negli ambienti
del Calcio Femminile.
Andando avanti con le nostre riflessioni, scontato che alle “grandi”
occorre la compensazione delle “piccole” per avere un numero fiorente di
formazioni, scopriamo che ciò che ne consegue è che le “piccole”
vedono sfiorire i propri vivai.
In poche parole, tutto questo va a discapito dei vari Settori Giovanili
Femminili, a danno dei quali vengono sponsorizzate le condizioni per sottrarre
chi dovrebbe parteciparvi. L’offerta dei vari Comitati Regionali della
FIGC, il campionato Allieve è per la maggior parte dei casi fantasma,
oltre al campionato Giovanissime che oltre ad essere danneggiato, è
proposto a sette calciatrici in campo, porte piccole e campo ridotto: lo
credo, forse è perché sanno che col il loro atteggiamento
ne rimangono poche di ragazzine in attività giovanile.
In questo panorama è possibile affermare che perseverando queste
disposizioni federali, il primo settore danneggiato è quello femminile
giovanile, e la conseguenza ovvia è che con il passare delle stagioni
tutto il settore femminile ne pagherà le conseguenze negative.
Quanto avviene e potrebbe avvenire è l’esatto contrario del rispetto
delle Pari Opportunità, opportunità offerte in modo differente
ai ragazzi e alle ragazze nell’ambito dei Settori Giovanili e Scolastici.
Oltre al non rispetto da parte della FIGC delle funzioni di Agenzia Educatrice
rappresentata da parte delle società sia per le formule condizionanti,
che per la situazione di riflusso in cui le vuol non solo coinvolgere,
ma utilizzare.
Ritengo costruttivo aprire un dibattito a cui vorranno prendere parte
soprattutto le società con realtà giovanili femminili, affinchè
anche nella FIGC, Papponetti e Morace in testa, si accorgano della necessità
di una immediata inversione di tendenza, altresì lasciando ampio
margine di manovra ai Settori Giovanili e Scolastici, dei vari Comitati
Regionali, per quanto riguarda le Giovani Calciatrici.
Per finire con un esempio che coinvolge tutte le regioni allo stesso
modo, e per rendere più evidente come la FIGC sta perseverando nello
sfasciamento, per ora, dei Settori Giovanili Femminili, basterà
ricordare che due stagioni fa venivano allestite le due Rappresentative
Regionali Allieve e Giovanissime; la stagione scorsa solo quella delle
Allieve; quest’anno è arrivato l’ordine dalla FIGC di Roma ai vari
Comitati Regionali che di Rappresentative Femminili Giovanili non se ne
faranno. Perché.
Tutti insieme contrastiamo questa politica discriminatoria, e facciamo
in modo che le bimbe siano rispettate come i maschi.-