SGS: COSI' NON VA

Riprendiamo il dibattito sul Settore Giovanile e Scolastico che sta segnando un involuzione per quanto riguarda il calcio femminile

Sono Michele Del Grosso, responsabile del Settore Femminile della Società Atletico LuccaSette, di Lucca.
La nostra società conta circa quattrocento tesserati e per quanto riguarda il Settore Femminile, nella corrente Stagione Calcistica vanta un insieme di Giovani Calciatrici, importante nel numero ed altrettanto importante per fascia di età, con bimbe e ragazze nate tra il 1994 ed il 1987. Ritengo fondamentale, viste le età di riferimento, che la società proponga l’Offerta Formativa alle Giovani Atlete nel rispetto delle Categorie di appartenenza, come tra l’altro contemplato nel relativo Comunicato Ufficiale n°1, categorie proprie appunto del Settore Giovanile e Scolastico. Cioè nel rispetto della propria funzione di Agenzia Educativa al pari della Scuola e della Famiglia, proponendo e favorendo il confronto tra i pari innanzitutto, il rispetto delle regole, il miglioramento del collettivo e individuale all’interno del collettivo stesso; inoltre quanto altro si possa immaginare rivestendo appunto le qualità di agenzia educativa.

Nel Calcio Femminile, come in quello maschile, esiste una differenza di fondo tra i settori giovanili e quelli degli adulti, a parte gli ambienti professionistici che non ci competono. Voglio dire che il Settore Giovanile e Scolastico comprende di fatto tutte le fasce di età oltre le quali si confluisce nella Lega Nazionale Dilettanti.
E’ tra questo filo sottile che divide le due realtà che a mio avviso, ma lo ratificano i fatti, esiste un conflitto di interessi.

Sarò più chiaro e cercherò di essere altrettanto breve.
Senza andare a ripescare nel passato, nella attuale stagione calcistica la FIGC offre alle Giovani Calciatrici  un campionato Allieve, ed un campionato Giovanissime gestiti nell’ambito dei vari Comitati Regionali, nel contempo la Lega Nazionale Dilettanti rende obbligatorio per le società con formazioni militanti nei campionati di serie A, A2, B, l’allestimento delle formazioni Under 19, destinate a partecipare a campionati interregionali di categoria. Ne consegue una situazione difficile per gran parte delle società obbligate.
Ho provato ad interpellare diverse società, ed hanno manifestato appunto una situazione di difficoltà per osservare il rispetto di tale obbligo, poiché non grandi risultano essere le potenzialità a disposizione, perlomeno attuali, di codeste società in riferimento ad atlete proprie della categoria under 19. E quello che è peggio, è che per rispettare tale obbligo, di carattere gerarchico, la maggior parte per non dire la totalità delle società, è costretta a ricorrere alle ragazze corrispondenti alle Categorie Allieve e Giovanissime e quindi del Settore Giovanile e Scolastico. Qui è più chiaro il conflitto di interessi.
Mentre per i maschietti per quanto ne so, l’età minima utile è a sedici anni, per le femminucce scende a quattordici, sempre che queste ultime abbiano la certificazione prevista di idoneità all’attività agonistica. Credetemi, ho saputo di episodi raccapriccianti, di società che hanno fatto migrare le proprie tesserate per tre o quattro dottori, fino a trovare quello giusto che ha rilasciato la certificazione, e magari senza neanche aver visto l’atleta.

Quindi, appare evidente che mentre i responsabili della Lega Nazionale Dilettanti rendono obbligatoria la categoria under 19, essi sono già coscienti dell’impossibilità da parte delle società interessate di poter partecipare, e offrono il potenziale nulla osta perché queste corrino ai ripari demolendo la categoria delle Allieve e parte di quella delle Giovanissime proprie del Settore Giovanile e Scolastico.
La questione più grave, è che la conseguenza di tutto questo rigiro finisce con il privare delle giuste esperienze le ragazze, esperienze che devono essere necessariamente corrispondenti alla propria età delle piccole atlete.
Mentre sembrerebbe tutto finito intorno all’under 19, corre l’obbligo dire che tutto ciò avviene anche per le varie manifestazioni a carattere regionale della Lega Nazionale Dilettanti: la serie C e la serie D, dove in assenza di particolari obbligazioni di cui all’under 19, è consentito utilizzare con la formula magica del certificato le quattordicenni, le quali purtroppo alla fine si ritrovano a competere addirittura con donne quarantenni.
Alla faccia del confronto tra i pari.

Abbiamo appena fatto una piccola analisi di come la Lega Nazionale Dilettanti, ovvero la FIGC, in contrasto con quanto professa realizza negli ambienti del Calcio Femminile.
Andando avanti con le nostre riflessioni, scontato che alle “grandi” occorre la compensazione delle “piccole” per avere un numero fiorente di formazioni, scopriamo che ciò che ne consegue è che le “piccole” vedono sfiorire i propri vivai.
In poche parole, tutto questo va a discapito dei vari Settori Giovanili Femminili, a danno dei quali vengono sponsorizzate le condizioni per sottrarre chi dovrebbe parteciparvi. L’offerta dei vari Comitati Regionali della FIGC, il campionato Allieve è per la maggior parte dei casi fantasma, oltre al campionato Giovanissime che oltre ad essere danneggiato, è proposto a sette calciatrici in campo, porte piccole e campo ridotto: lo credo, forse è perché sanno che col il loro atteggiamento ne rimangono poche di ragazzine in attività giovanile.
In questo panorama è possibile affermare che perseverando queste disposizioni federali, il primo settore danneggiato è quello femminile giovanile, e la conseguenza ovvia è che con il passare delle stagioni tutto il settore femminile ne pagherà le conseguenze negative.

Quanto avviene e potrebbe avvenire è l’esatto contrario del rispetto delle Pari Opportunità, opportunità offerte in modo differente ai ragazzi e alle ragazze nell’ambito dei Settori Giovanili e Scolastici. Oltre al non rispetto da parte della FIGC delle funzioni di Agenzia Educatrice rappresentata da parte delle società sia per le formule condizionanti, che per la situazione di riflusso in cui le vuol non solo coinvolgere, ma utilizzare.
Ritengo costruttivo aprire un dibattito a cui vorranno prendere parte soprattutto le società con realtà giovanili femminili, affinchè anche nella FIGC, Papponetti e Morace in testa, si accorgano della necessità di una immediata inversione di tendenza, altresì lasciando ampio margine di manovra ai Settori Giovanili e Scolastici, dei vari Comitati Regionali, per quanto riguarda le Giovani Calciatrici.

Per finire con un esempio che coinvolge tutte le regioni allo stesso modo, e per rendere più evidente come la FIGC sta perseverando nello sfasciamento, per ora, dei Settori Giovanili Femminili, basterà ricordare che due stagioni fa venivano allestite le due Rappresentative Regionali Allieve e Giovanissime; la stagione scorsa solo quella delle Allieve; quest’anno è arrivato l’ordine dalla FIGC di Roma ai vari Comitati Regionali che di Rappresentative Femminili Giovanili non se ne faranno. Perché.
Tutti insieme contrastiamo questa politica discriminatoria, e facciamo in modo che le bimbe siano rispettate come i maschi.-

Michele Del Grosso


Precisazione di Gabe: le società iscritte alla serie A e A2 hanno l'obbligo di parteciape anche al torneo Primavera, le squadre iscritte a campionati di serie B hanno l'obbligo di avere una seconda squadra di qualunque tipo, pulcine, allieve, fuori classifica nei tornei regionali etc. Molte società di B preferiscono ottemperare a questo obbligo schierando una squadra nel campionato primavera, causando poi gli effetti collaterali perfettamente descritti da Del Grosso.