Il direttivo di TransFair Italia, ha redatto lunedì 13/11/2000 questo documento che è stato inviato ai 4 soggetti che
avevano nel corso della assemblea TransFair Italia di Giugno espresso una proposta comune (Centro Nuovo Modello di
sviluppo,Associazione Botteghe del Mondo, Equomercato, CTM), lo rendiamo pubblico in quanto lo riteniamo un utile strumento per il lavoro sulle tematiche del Commercio Equo e sul ruolo dei Marchi di Garanzia.


Proposte del Direttivo di TransFair Italia su certificazione e Marchi di Garanzia di Commercio Equo e Solidale
 

Dal manifesto di presentazione di TransFair Italia  alle Ong  ed al mondo dell' Associazionismo (1994-1995) redatto da CTM,
Associazione Botteghe, Consorzio Etimos(ex CTMMAG).

Perché fare TransFair Italia ?

Che vantaggio può portare TransFair Italia anche a Voi, al mondo dell' associazionismo, al cosiddetto Terzo Settore? Perché dovreste, secondo noi,  intraprendere questa strada ?

* Siete organizzazioni che si occupano di cooperazione internazionale, oppure di solidarietà in generale, perciò riteniamo che una iniziativa che cerca di introdurre principi di solidarietà nel mercato debba interessarvi in prima persona, perché sono principi che stanno alla radice del vostro essere.
* Il marchio è uno strumento moderno per comunicare con la gente e trasmettere valori di solidarietà. E' un modo nuovo per parlare di Terzo Mondo e di fare "educazione allo sviluppo"
* Questo marchio è sicuramente un bene per i produttori del Sud del Mondo, perché permette un aumento del mercato Equo e perciò può garantire anche uno sbocco concreto per tanti progetti di cooperazione rurale di produzione.
* Il marchio tutela questa nuova forma di cooperazione che è il Commercio equo e Solidale. Con un marchio internazionale acquisiamo più potere contrattuale nei confronti del mercato.
* Il  Commercio Equo e solidale attraverso un marchio di garanzia si assicura più credibilità nei confronti dei consumatori: il
marchio è infatti in grado di fornire delle garanzie esterne, quindi indipendenti, sul rispetto dei criteri del Commercio Equo e
Solidale.
* Infine il marchio è uno strumento, un modo concreto per contribuire allo sviluppo diverso della economia e del  mercato.
* Riteniamo che la iniziativa debba rimanere nelle mani degli attori principali della economia solidale

Contesto Europeo e risoluzioni UE

Risoluzione 198-98 luglio 1998 del Parlamento Europeo

.............omissis............................

10. ritiene che il c.e.s., per non dare adito ad abusi, dovrebbe perlomeno rispettare i seguenti criteri:

- acquisti diretti: società europee che importano direttamente da organizzazioni di produttori locali senza intermediari, diverse
dalle organizzazioni di esportazione costituitesi a vantaggio di tali prodotti, fatta eccezione per le organizzazioni che, in
ragione della loro situazione particolare, non possono esportare senza intermediari,

- un prezzo equo formato dal prezzo corrente di mercato, laddove esista, più un premio c.e.s., fermo restando che tale prezzo non può scendere al di sotto di una certa soglia,

- pagamento parziale anticipato, se richiesto dal produttore,

- mancanza di monopoli di importazione o vendita, per garantire libero accesso ai prodotti c.e.s. a organismi commerciali e punti vendita,

- trasparenza dei prezzi, informando il consumatore sul prezzo effettivo ottenuto dal produttore,

- relazioni stabili e di lunga durata con i produttori,

- condizioni di produzione che rispettino le convenzioni OIL in caso di impiego di salariati,

- nessuna discriminazione tra uomini e donne e nessun ricorso al lavoro infantile,

- rispetto dell'ambiente, protezione dei diritti dell'uomo e, in particolare, dei diritti delle donne e dei bambini nonché rispetto
dei metodi di produzione tradizionali che favoriscono lo sviluppo economico e sociale;

- rispetto dello sviluppo endogeno e sostegno all'autonomia delle popolazioni locali;

.............omissis..................

15. incoraggia la creazione di un marchio comune c.e.s.; invita la Commissione a fornire assistenza in materia e, in generale, a
operare con le organizzazioni di certificazione per rafforzare la credibilità e la notorietà nonché impedire l'uso illecito del
termine c.e.s. che potrebbe confondere i consumatori;

16. sottolinea l'indispensabilità che tutte le organizzazioni di certificazione, compresi i registri di prodotti costituiti, operino
indipendentemente dalle organizzazioni impegnate nell'importazione o nella vendita dei prodotti;

17. raccomanda che le organizzazioni di certificazione c.e.s. ottengano lo standard EN 45011 per quanto riguarda le norme delle agenzie di certificazione;

Comunicazione 1999-619 Novembre/Dicembre 1999(estratto)

Il secondo canale di commercializzazione, nato nei Paesi Bassi nel 1988 e da allora sviluppatosi costantemente, è quello della
certificazione del C.E.S. In questo caso, l'obiettivo perseguito è quello di utilizzare i normali circuiti di distribuzione, in modo
da favorire la diffusione dei prodotti in questione e renderli più accessibili al consumatore. Non si tratta più, quindi, di uno
stretto rapporto di fiducia tra produttore e venditore come nel caso del movimento C.E.S. tradizionale. Importatori e distributori sono normali ditte commerciali ed i prodotti sono venduti nei comuni spacci al dettaglio, provvisti però di un marchio C.E.S., conferito da un'apposita agenzia di certificazione, il quale attesta il rispetto dei principi del C.E.S. a tutti gli stadi della
produzione e della catena di commercializzazione. Nell'Unione europea sono in uso quattro marchi C.E.S.: "Max Havelaar",
"TransFair", "Fairtrade Mark" e "Rättvisemärkt". Gli organismi di certificazione - dello stesso nome dei rispettivi marchi - sono
tutti affiliati alla FLO (Fair Trade Labelling Organisations International), che svolge un coordinamento a livello europeo ed
internazionale. Le agenzie di certificazione fissano i criteri che devono essere rispettati affinché un prodotto possa recare il
marchio C.E.S. Tali criteri, armonizzati a livello internazionale, sono stati elaborati sulla scorta di strumenti internazionali
come le convenzioni dell'OIL e le raccomandazioni contenute nell'Agenda 21 dell'ONU. Essi si riferiscono, tra l'altro, alle
condizioni di lavoro, alla prevenzione della contaminazione dei fiumi e dell'acqua potabile con antiparassitari, alla salvaguardia
degli ecosistemi naturali, ecc. Per ogni prodotto vengono attualmente definiti criteri specifici, in modo da tener conto delle
peculiarità dei singoli sistemi di produzione e di commercializzazione.

Produttori e commercianti possono rivolgersi alle agenzie di certificazione per ottenere l'autorizzazione ad apporre il marchio
C.E.S. sui loro prodotti. Il marchio è conferito ai prodotti importati da paesi in via di sviluppo e acquistati direttamente presso
i produttori, per i quali l'agenzia abbia accertato che sono stati rispettati i criteri C.E.S. in materia di produzione e di
commercializzazione. I produttori e gli importatori che ottemperano ai criteri C.E.S. sono iscritti in appositi registri
internazionali. Gli operatori che desiderano commercializzare i prodotti del C.E.S. sono tenuti ad acquistarli da fonti certificate
e a rispettare i requisiti di controllo pertinenti nell'esercizio della loro attività commerciale.

Le agenzie di certificazione sono responsabili della regolare sorveglianza dei produttori, importatori e commercianti che utilizzano i marchi C.E.S., per accertare che i criteri siano debitamente applicati.

I regimi di certificazione del C.E.S. sono finanziati con la tassa di licenza pagata dagli operatori che commercializzano i prodotti
C.E.S. Questo tributo è proporzionato al fatturato e al volume di vendite. Le agenzie di certificazione tendono ad autofinanziarsi
con le tasse di licenza, ma l'autonomia finanziaria può essere raggiunta soltanto quando il volume delle importazioni e delle
vendite acquista proporzioni sufficienti, dato che le tasse di registro e di licenza devono essere fissate ad un livello tale che la
certificazione sia economicamente conveniente per gli importatori e i commercianti e che i produttori possano ricavare benefici
supplementari dalla partecipazione al C.E.S. All'inizio, quindi, le agenzie possono registrare un bilancio negativo e molte di esse
sono sovvenzionate da altre fonti, governative o private.

L'imballaggio reca un simbolo C.E.S., attestante che le pratiche di produzione e di commercializzazione sono conformi ai criteri del C.E.S.

Il marchio C.E.S. viene ad aggiungersi ad ogni altro requisito in materia di etichettatura e d'informazione, come le indicazioni
concernenti la qualità e l'origine, che sono disciplinate dalle normali disposizioni di legge.

Le risoluzione degli organismi europei indicano quindi delle linee guida a cui dobbiamo adeguarci, e la Commissione Europea ci
risulta operi in tal senso..
Gli organismi associati in FLO stanno perseguendo la strada dei criteri normativi indicata, entro il 2000 tutte le organizzazioni di
marchio procederanno a verifiche auditing in modo standardizzato, e l' obbiettivo posto in FLO è di ottemperare ai criteri EN45011
quanto prima.(2001)(ndr)

LA SITUAZIONE NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI

Nei vari paesi in cui sono presenti i marchi di garanzia di CES, le organizzazioni nazionali assumono forme giuridiche diverse,
sempre nell' ambito del mondo non-profit, le due forme più diffuse sono :

-Fondazioni (Svizzera, Inghilterra, Olanda, Belgio, Danimarca....) in cui pochi soci (es. 6-8 soggetti) si mettono insieme
apportando alla fondazione dei capitali spesso ingenti, che ne hanno consentito il lancio, i consigli di dette fondazioni sono
rappresentativi delle ristretta base sociale e rappresentano solitamente un "pacchetto chiuso"
-Associazioni(Germania, Austria, Italia , Lussemburgo ad esempio) in cui una base sociale allargata fatta anche da alcune decine di soci, solitamente in rappresentanza di organizzazioni nazionali, si mettono insieme, in questi casi di solito i contributi o le quote annuali sono minime, ad esempio come in Italia, e poi raccolgono fondi o autofinanziano la iniziativa attraverso la raccolta di fondi .

In tutti i casi chi riceve la certificazione dei prodotti non è presente negli organi direttivi, o se è presente non detiene la
maggioranza in detti organi, essendo demandata la partecipazione a forme sociali o parasociali(ad esempio assemblea dei
licenziatari, tavolo di confronto tra ONG e Atos, Comitati vari), anche perché nel contesto delle risoluzioni del Parlamento europeo non è ammessa la identificazione ed il controllo tra chi fornisce il bollino di certificazione e chi lo riceve.

I punti salienti approvati alla unanimità dalla Assemblea di TransFair Italia

- Tutti i soci hanno indicato la necessità di una disciplina in merito, con attenzione al comportamento dei licenziatari ed al fatto
di avere attenzione alla coerenza dei nostri partners, è importante una sensibilizzazione in positivo sul lavoro dei licenziatari.
- Si è indicata la necessità di un maggiore interscambio di informazioni e di coordinamento sulle attività di sensibilizzazione ,
con la ipotesi di un consigliere nel nuovo direttivo che si dedichi  alle attività di  comunicazione, sulla possibilità di
costituire un  comitato etico a garanzia dei principi Fair Trade, si vede ciò come  una opportunità da aprire in primis ai soci
onorari della Associazione .
-  Il direttivo avvierà una riflessione sulla modifica del regime di marchiatura in un senso di maggiore uguaglianza, tenendo conto
di un  no generale a marchi differenziati, ed un si ad  entrare nel merito delle modalità di marchiatura, con  avviamento di
riflessione sul tema.
-  Il nuovo direttivo prende impegno per garantire con il suo operato una rappresentanza unitaria delle espressioni della base
sociale.
- ll nuovo direttivo si impegna alla collaborazione aperta  con esponenti della base sociale, tenendo presente la esigenza di
evitare commistioni tra gestione dei progetti e ruolo di certificazione.
- Il nuovo direttivo si impegna ad avviare un processo coerente di trasparenza e comunicazione anche verso l' esterno dei dati sulle attività sociali.
- Il nuovo direttivo si impegna a introdurre meccanismi di coerenza di comunicazione anche rivolti alla distribuzione, oltrechè ai
licenziatari, onde rendere coerente echiaro  il ruolo del marchio di certificazione .
- Il nuovo direttivo, sarà impegnato  in collaborazione con i soci a trovare meccanismi con cui esprimere anche a livello
internazionale il  punto di vista di TransFair Italia , tenendo ben presente che la certificazione Fair Trade ha delle specificità e
delle diversità dal cosiddetto Ethical Trade, e che i marchi del Fair Trade vanno orientati al rispetto appunto delle regole del
Fair Trade.
Il direttivo di TransFair esplicita quindi le seguenti proposte:

Il direttivo di TransFair Italia ritiene opportuna una maggiore partecipazione degli operatori del Commercio Equo alla gestione
delle più rilevanti problematiche di TransFair .

Pertanto, oltre alla rappresentanza nel direttivo di TransFair, che deriva da libere elezioni nella Assemblea Sociale, vorremmo
proporre alle Associazioni di Commercio Equo le seguenti modalità di partecipazione:

-diritto di fare partecipare un rappresentante/esperto a tutte le riunioni del direttivo
-diritto di fare partecipare un rappresentante ai lavori delle principali commissioni

Per il momento il direttivo ha deciso di dare avvio alle seguenti commissioni, composte da un membro del direttivo più 2/4 esperti scelti tra gli associati o all' esterno con funzione consultiva che lavorino su alcuni degli aspetti più importanti e problematici delle attività di TransFair.

- Commissione sulla comunicazione, con i seguenti compiti:
 Definire la strategia di comunicazione di TransFair
 Definire i contenuti della comunicazione
 Supervisionare la comunicazione dei licenziatari

- Commissione sul marchio di garanzia
Verificare le modalità, le forme, dimensioni di utilizzo del marchio ed i contenuti informativi correlati
Seguire la evoluzione internazionale

- Rapporti internazionali: incarico ad un esperto in materia

      Siamo evidentemente aperti a istituire altre commissioni qualora se ne ravvisasse la necessità.

Il direttivo di TransFair Italia  ritiene invece di non potere dare seguito alla richiesta (già esplicitata  nella Assemblea di
Verona con le 4 candidature congiunte e le successive  dimissioni dei due eletti) di essere "determinanti nella gestione di
TransFair Italia".
A Bologna, il 5 ottobre , ci è stata ufficializzata la proposta di individuare modalità tecniche che garantiscano in modo stabile ,
la presenza fissa di 4 rappresentanti del CEES, sui 7 previsti nel direttivo di TF Italia. Quindi una maggioranza predeterminata e
definita statutariamente.
Questa proposta, come già evidenziato in questo documento che vi inviamo, è contraria a quanto definito a livello internazionale nei documenti della Unione Europea, è senza precedenti nella storia europea dei marchi di garanzia del CEES, ed è anche contraria alle regole minime della democrazia normalmente applicate nell' Associazionismo.

 TransFair Italia
Il Direttivo
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