TransFair è nata con un obiettivo: promuovere e diffondere
in Italia cultura e prodotti del commercio equo e solidale. Lo sguardo,
quindi, va sempre puntato sui lavoratori del Sud del mondo, sui produttori
la cui condizione di vita può diventare un po' più dignitosa
grazie al nostro lavoro.
Il commercio equo non è stato inventato da TransFair e
trova nelle Botteghe del Mondo il luogo migliore per essere compreso nella
sua integralità.
TransFair Italia non è, in senso stretto, il marchio che rappresenta
politicamente e culturalmente l'intero mondo del commercio
equo. Né ha mai preteso di esserlo. TransFair ha un compito
particolare e difficile: promuovere e diffondere cultura e prodotti del
commercio equo, laddove non sono presenti, laddove la gente non li conosce,
laddove nessuno ha mai seminato. Di qui la necessità di rendersi
visibile attraverso un marchio di garanzia, riconoscibile in qualsiasi
luogo della catena distributiva: dal supermercato, alla Bottega del mondo.
Un marchio che ne sia l'immediata rappresentazione e che parli sia ad un
pubblico già sensibile che a qualsiasi consumatore. Per questo è
importante che TransFair abbia una base sociale ampia e diversificata:
perché ogni associazione aderente a TransFair possa diffondere la
proposta del commercio equo alla sua base sociale, la possa inserire nei
suoi programmi, nei suoi giornali, nei suoi convegni. Un impegno di diffusione
e sensibilizzazione disinteressato poiché le associazioni sono per
loro natura senza fini commerciali o scopi di lucro, ma si ritrovano invece
nell'idea comune di provare ad incidere, attraverso il commercio equo,
sui meccanismi che provocano disuguaglianza fra Nord e Sud del mondo.
Questo processo di diversificazione dei canali in cui vengono veicolate
l'idea e la pratica del commercio equo, può avvenire nel
pieno riconoscimento del ruolo delle Botteghe del mondo, come patrimonio
storico di questo movimento. In questa direzione vogliamo lavorare e lo
faremo con tutti quelli che ci aiuteranno, nessuno escluso.
Questo è il primo numero di TransFair News dopo il cambio del
Direttivo e del Presidente. Abbiamo davanti a noi grandi opportunità
da cogliere ma anche difficoltà e problemi: lo sappiamo e ci saranno
molte occasioni per confrontarsi, a partire dalla prossima assemblea di
fine anno. Voglio solo manifestare con forza la volontà del nuovo
Direttivo di guardare al presente e al futuro di TransFair Italia con un
atteggiamento mentale positivo: sempre disponibile al dialogo e aperto
ai cambiamenti ma anche consapevole che i rapporti, personali e politici,
senza reciprocità e correttezza, non hanno senso. I pescatori che
litigano davanti all'oceano fanno un po' sorridere. Oltre l'oceano ci sono
uomini e donne che sono contenti se qui da noi i loro prodotti vengono
maggiormente diffusi. Per loro questo significa maggiori occasioni di lavoro
retribuito ad un prezzo giusto, che possa garantire loro servizi sociali
e sanitari e miglioramento delle condizioni di vita.
E girando lo sguardo, dall'oceano della nostra terraferma, ci sono
milioni di consumatori che acquisterebbero quei prodotti se li
conoscessero e se fossero disponibili più facilmente. Da quando
è stato introdotto il marchio TransFair le importazioni di caffè
equo sono aumentate da 208 a 353 tonnellate, con un incremento del
70% dal 1995 al 1999. E questi sono solo alcuni dati che ci incoraggiano
a continuare su questa strada.
TransFair vuole essere un ponte in più perché i primi,
i produttori legati al commercio equo, incontrino i secondi, i consumatori
che non conoscono le loro storie e non sono allenati al consumo critico.
Un ponte in più, né più grande né più
bello degli altri.
Solo un ponte in più.
Adriano Poletti
Presidente TransFair Italia