dell'alimento
più dolce del mondo il più amaro per i piccoli contadini
che lo coltivano e lo lavorano: e che al cacao pensano non solo come fonte
di sostentamento ma anche come pianta che abbisogna, proprio perché
fondamentale alla vita, del più assoluto rispetto.Tutto il contrario
della logica che ha portato all'approvazione nell'Unione Europea della
normativa sul 5%, che ha reso possibile introdurre nella produzione della
cioccolata materie prime differenti dal cacao: un danno enorme sia per
i produttori sia per i consumatori che si trovano a rinunciare senza saperlo
alla qualità di quello che non si può più chiamare
cioccolato; un beneficio enorme per le multinazionali del settore che possono
aumentare la produzione senza dover aumentare anche l'acquisto della materia
prima e non hanno nemmeno l'obbligo di indicare sulle confezioni dei prodotti
di che cosa sia fatto quel 5%: se di prodotti di sintesi o altri surrogati
vegetali del burro di cacao.Ma il libro offre anche una completa panoramica
delle alternative: la cioccolata del commercio equo,composta di cacao al
100% e distribuita nei supermercati o nelle Botteghe del Mondo offre davvero
un cammino diverso, da percorrere con più forza, per sottrarre i
produttori del Sud dal peso dello sfruttamento. Il libro racconta le loro
storie, come quella di Mcch, secondo esportatore nazionale di cacao dell'Ecuador,
che dalla sua fondazione ha curato la formazione e la presa di coscienza
dei centinaia di coltivatori di cacao del Paese, agendo da stabilizzatore
anche per il mercato locale; o quella di Canacado, in Repubblica Dominicana,
che ha puntato tutte le sue risorse sulla coltivazione biologica e sull'assistenza
tecnica e il credito ai piccoli agricoltori.
Tatjana Bassanese
Cacao. Così dolce, così amaro
Emi, 2001
Pp.170
L.17.000
Per richiederlo transfai@intercity.it
http://www.equo.it/infotf.html